Cosa è veramente innovazione?

Nei giorni scorsi, mi trovavo presso l’Università della Svizzera Italiana di Lugano per un workshop, nell’attesa ho letto una copia de “L’universo” – giornale studentesco universitario indipendente, dove ho trovato un interessante articolo, a firma Lisa Parolini, dal titolo: “Innovare per il successo”.

nell'articolo, si sostiene la tesi  che (riporto per esteso il sottotitolo) “per le aziende non sempre un cambiamento è positivo, attenzione a valutare tutti gli aspetti necessari”.

Quindi, l’innovazione fa bene, sempre nell’articolo si cita il caso Apple, però non sempre innovare è utile (o quantomeno porta risultati positivi). La chiusura è:
“…Un tipico ristorante conosce la propria clientela affezionata, a cui propone sempre gli stessi piatti, pur sapendo sempre di soddisfare le esigenze dei più.
L’innovazione deve essere risultato di una ricerca di equilibrio: anche in ambito aziendale, insomma, in media stat virtus.” (cliccando qui potrete scaricare la rivista in formato pdf, l’articolo è a pag.5)

Personalmente, ho trovato l’articolo nel suo complesso interessante, sostenere di prestare attenzione all’innovazione a ogni costo è corretto, non tutte le aziende sono la apple, troppo spesso nella letteratura manageriale si trovano tesi che vanno verso un’innovazione incondizionata, senza se e senza ma.

Però, trovo che l’articolo non sia completo in quanto si parla, di fatto, solo del prodotto/servizio, ma non si prende in considerazione l'innovazione di processo.

Proviamo a pensare cosa sia veramente innovazione.

Il ristoratore che propone sempre il proprio piatto, avrà, nel corso degli anni cambiato qualche cosa nel modo di cucinare? 
proviamo a fare qualche ipotesi. immaginiamo che abbia deciso di utilizzare solo energia da fonti rinnovabili, quindi si autoproduca, per mezzo di pannelli solari, l’energia elettrica, che sfrutta con un fornello a induzione. poi, proprio per non farsi mancare niente, abbia deciso di utilizzare delle pentole in oro (non sto esagerando, quardate questo link). Non contento, si è messo ad utilizzare solo materie prime biologiche e a chilometro zero.

Il risultato è che l’offerta non si è innovata, in apparenza nulla è cambiato nel piatto proposto nel menù, Però sono stati cambiati (quindi si è innovato?) completamente strumenti (fornello e pentola), politiche di fornitura (a km zero) e materie prime (biologiche), 
immagno che i risultati siano riduzione dell’impatto ambientale e, forse, della fattura di fornitura dell’energia.

Questa è innovazione?

a mio modo di vedere !

il prodotto può non cambiare, ma se rendo migliore il processo produttivo (andiamo sul classico, maggiore efficienza e migliore efficacia), rendendo, già che ci siamo, il prodotto conforme a determinati standard (penso alla rubinetteria dove esistono standard nazionali, tutti diversi, che governano il piombo contenuto nell’ottone e la tipologia dei materiali plastici utilizzati) abbiamo portato innovazione, creando valore!

In conclusione, sposo pienamente la tesi di Lisa Parolini, non è necessario cambiare (regole e/o prodotto) per sopravvivere, amplio però questa tesi, sostenendo con forza, quanto i cambiamenti di processo siano importanti.

L'impatto sul valore dell'innovazione di processo sarà ridotta, rispetto a chi innova totalmente le regole di business o impone standard di prodotto, ma garantisce ugualamente un ritorno di valore, alla portata di tutti, con un impatto pressoché immediato (spesso anche con livelli di investimento bassi).

1 commento:

GiovaneDiLungoCorso ha detto...

Condivido pienamente.
Inoltre occorrerebbe tenere presente:
1) Dare una spiegazione razionale del "perchè" si sta facendo così e vedere se il contesto è ancora adeguato a quella spiegazione
2) tenere presente il famoso diagramma di Satir sul cambiamento.

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