Nel numero di novembre della rivista “Uomo & Manager” è stato
pubblicato, a firma del direttore David di Castro, un interessante articolo dal
titolo: “I tutto fare? Meglio professionisti specializzati”.
Da sempre sono un sostenitore della filosofia Lean,
che, appunto, ritengo essere più una filosofia che un tool, ogni azienda ,
anche le più piccole, dovrebbero avere un MioNome Production System, non solo “scimmiottare”
il Toyota Production System, approcciando il miglioramento e il valore per il cliente
con sistema strutturato ed altamente specifico per la propria realtà.
Uno dei punti chiave della filosofia Lean è la caccia aglisprechi, ne sono identificati sette, otto in alcuni casi. Uno di questi sono i “Processi
inutilmente costosi” (o sovraprocesso), identificato come: “Usare più risorse
rispetto a quelle effettivamente necessarie per le attività produttive o
aggiungere funzioni in più, oltre a quelle che aveva originariamente richiesto
il cliente, produce solo sprechi. C'è un particolare problema in tal senso che
riguarda gli operatori. Gli operatori che possiedono una qualifica superiore a
quella necessaria per realizzare le attività richieste, generano dei costi per
mantenere le proprie competenze che vanno sprecati nella realizzazione di
attività meno qualificate.
Secondo il mio modesto parere, i contenuti di questo
articolo, vanno in questa direzione, per questo riporto di seguito l’articolo
in formato integrale.
Lauree brevi o quinquennali, diplomi, esperienza sul campo e
praticantato. Ci sono molti modi per accedere al mondo del lavoro. Se ci
guardiamo intorno ci accorgiamo che, in questi tempi difficili, pur di -portare
a casa la pagnotta" ci si improvvisa professionisti in grado di fare tutto
. Informatici che fanno i content manager, commerciali negli uffici
comunicazione, amministratori al desk.,. Chi più ne ha pù ne metta.
Ho sempre pensato che tutto funziona meglio quando ogni cosa
é messa al proprio posto: i puzzle hanno un senso se tutti i componenti sono
aggregati nel modo corretto. Ritengo che, sebbene ci siano delle caselle
strapiene di un determinato numero di professionisti, ciò non possa essere
sufficiente a giustificare quanto accade in alcune aziende. Troppa sufficienza
nel mettere un manager o un impiegato al posto di un altro, solo perché... c’è
uri vuoto d'organico, Nessuno è in grado
di far tutto e la cosa grave è che questa è invece una pretesa a] giorno
d'oggi. Esigenze di bilancio? Forse, ma anche troppa superficialità nel
valutare uomini e competenze, Gli uffici del personale dovrebbero tornare a
guardare con maggiore attenzione i curriculum che non possono essere sottovalutati.
Se le esperienze di un lavoratore sono state fino a quel momento legate al
mondo delle vendite, come può essere lo stesso assegnato all'ufficio reclami o
all'amministrazione? Le segreterie delle presidenze sono piene di laureati in
lettere e filosofia... A cosa servono anni di studio se poi non vengono
valorizzati dall'attribuzione di posizioni inerenti le stesse? In questo tipo
di riflessione, tuttavia, non voglio attribuire la colpa unicamente a chi seleziona"
o "assume", ma a mio giudizio questa situazione si determina anche a
causa di "fame da lavoro", da parte degli 'ingaggiati'.
Pur di entrare in questo complessissimo universo lavorativo,
infatti: molto spesso si accettano ruoli che non sono confacenti con ]e
effettive qualifiche o qualità e questo determina inevitabilmente
insoddisfazione da parte del lavoratore (che non riesce a portare a termine i
compiti che gli vengono assegnati) e dell'azienda (che non produce nel modo in
cui dovrebbe). Stress, litigi, depressione, sono solo alcune delle conseguenze,
insieme alla frustrazione.
Non bisogna mai dimenticare che ciascun essere umano ha. una
dignità e il lavoro è un mezzo di sostentamento per lui e per la propria
famiglia. Escludo ovviamente da questa considerazione lavativi e persone prive
di professionalità che, attenzione, deve essere in primis intesa come
puntualità, regolarità. e rispetto del posto di lavoro. Ma per il resto penso
ai tanti professionisti che cercano di "rigenerarsi" o “reinventarsi”
in un nuovo ambito lavorati o, perché non trovano lavoro nei propri ambienti e
li compatisco. Li capisco, per carità, ma se si cerca di variare troppo il
proprio orizzonte lavorativo, il rischio di insuccesso è molto alto, A meno che
non si decida di rimettersi in discussione al 100% e ricominciare da zero.
Credo che, in questo mondo iperselezionato, ci sia invece spazio peri
professionisti "specializzati", certi delle proprie doti e
conoscenze.
Di fronte al nuovo mercato, saranno loro a breve i profili
più ricercali e con un briciolo di pazienza, potranno certamente trarre un
maggiore beneficio, personale ed economico, da collaborazioni più specifiche.
Nessuno si inventa nulla e non bisogna mai dimenticare che, dall'altra parte,
potremmo sempre trovare qualcuni che ne sa più di noi
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