Le 5S sono una metodologia che
nasce con l’approccio Toyota Production System (TPS) più nota come Lean Production (o Lean
Organization).
In molti testi, le 5S sono
presentate come uno dei pilastri della Lean (vista nella logica
“visual management”), uno degli strumenti operativi
più importanti nell’eliminazione degli sprechi (Muda), obiettivo
cardine della Lean, in quanto si introduce un approccio che aiuti a
eliminare tutto ciò che non è
strettamente funzionale all'attività svolta, questo, indipendentemente
dall'attività stessa.
Non voglio qui scrivere sul
tema 5S, rimando al post "Come eliminare le attività che non aggiungono valore, un esempio", mi voglio però soffermare sul perché si
fatica a vedere implementata tale metodologia in modo sistematico. un utile tabella riassuntiva è pubblicata nell'ultima pagina.
Perché, inoltre, troppo spesso una
metodologia fondata sul puro buon senso, fatica a trovare piena applicazione
nelle nostre imprese e, soprattutto, perché i
programmi di implementazione delle 5S faticano a trovare piena applicazione, e
spesso sono destinati al fallimento.
L’importanza delle 5s
L’importanza delle 5S non è in
discussione. I vantaggi che derivano dall’applicazione delle 5S sono
molteplici, solo per citarne qualcuno:
(per
approfondire: LE 5 S: I VANTAGGI)
Solo questo veloce elenco
dovrebbe bastare per convincere Imprenditori e Manager a dedicare energie e
risorse alle 5S. Il tutto a costo zero!
Eppure si continua a non
dare troppa importanza a questo tema, troppo spesso, si entra in aziende, in
particolare nelle Piccole e Medie, e ci si trova immersi nel caos, e nessuno
che pone particolare attenzione a questa situazione, dove, con pochi e semplici
passi si potrebbe ottenere grandi risultati in termini di efficacia ed
efficienza!
L’applicazione classica delle 5S
Per
contro, molte aziende hanno provato a implementare programmi 5S, senza ottenere
i risultati sperati o senza riuscire a mantenere nel tempo la giusta attenzione
a questo programma.
Quando
si parte con un programma di applicazione delle 5S, ammetto che anch’io ho
fatto così, si usa un approccio “passo dopo passo”, seguendo un percorso che è l’esatto
ordine con cui le 5S sono elencate:
- si separa ciò che serve da ciò che non serve - SEIRI - prima S
- si mette ordine alle cose - SEITON - seconda S
- si pulisce (spesso facendo delle vere e proprie pulizie)- SEISO - terza S
- si provvede a dare uno standard all’ordine fatto, con maschere, cartelli, check list,... )- SEIKEZU - quarta S
- ci si autodisciplina, magari introducendo un sistema di monitoraggio e di audit mirati all’interno di altri sistemi di controlli (in genere se ne occupa la Qualità) )- SHITSUKE - quinta S
Fin qui, tutto bene, pero...
...però qualche cosa non
funziona, perché altrimenti tutte le aziende avrebbero il loro bel sistema 5S!
Nella mia esperienza, con
questo approccio che va dalla prima alla quinta S (dalla separazione al
mantenimento), si genera un circolo vizioso, in cui si tende a dare tanta
importanza alle prime tre, sistemando l’area interessata all’intervento, trascurando
le ultime due, dove si cua la condivisione dell’approccio e il su mantenimento
nel tempo. Perché?
Non sono ne uno psicologo del
lavoro ne tanto meno un sociologo, ma penso sia assolutamente
naturale che dopo aver implementato le prime
tre S, tutto sembra a posto, e si inizi a dare meno attenzione alle time due. Al
massimo, quando ci si accorge che si sta ritornando alla situazione iniziale,
si ricomincia.
In
questo modo si tagliano fuori da questo circolo la standardizzazione e il
mantenimento, che sono i due elementi cardine delle 5S, qulli che tengono attivi
i primi tre, garantendo la corretta attivazione del circolo virtuoso.
Così,
quando tutto sembra a posto, si “mollano le redini”, si tende a pensare che “ormai
ho sistemato tutto” e si trascura la sistematizzazione dell’approccio.
Cosa c’entra mia nonna con le 5s?
Cercando di capire perché le 5S
non riscuoto il successo e l’attenzione che meritano, ho pensato a mia nonna!
Classe 1909, ci ha lasciati alla veneranda età di 90 anni, è sempre vissuta in
un paesino di montagna, quei paesi delle Prealpi arroccati tra i boschi, che
tradizionalmente avevano poche risorse disponibili. Una vita di lavoro, tra
fabbrica e “campi” (uso le virgolette perché in realtà, viste le dimensioni, sarebbe
più corretto chiamarli orti), in un’economia agricola fatta di castagne,
patate, verdure i stagione e allevamenti per lo più ovino e caprino.
Ho pensato, ma mia nonna, ha
mai avuto bisogno di implementare un programma 5S? Ovviamente no!
Ma perché non ne ha mai avuto
bisogno? Si dirà perché viveva in un ambiente semplice, poco complesso non
aveva bisogno di logiche così strutturate.
In realtà, proprio per le
limitazioni dell’ambiente povero in cui viveva era necessario ottimizzare al
meglio tutte le (limitate) risorse a disposizione, un po’ quello devono
affrontare le aziende oggi!
A questo proposito, consiglio
di leggere il libro lo “Spirito Toyota” di Taiichi
Ohno, col che reso possibile il miracolo
Toyota, introducendo quelle che noi oggi chiamiamo “Lean”, ma che per lui era
semplice “buon senso applicato”!
Torniamo
a mia nonna, nel suo mondo, come in tutti i mondi rurali e contadini, non era
pensabile sprecare nulla, anche una castagna era sarebbe tornata
utilissima! In questo contesto, il concetto di ottimizzazione delle risorse,
era innato, lavorare bene voleva dire lavorare meglio, con risultati migliori,
magari più velocemente e più tempo a
disposizione significava poter trasformare più materie prime e mettere da parte
più scorte per l’inverno, e così via,.... L’ambiente perfetto per implementare
un intervento Lean, 5S incluse!
In realtà, non ne aveva
bisogno! Il suo mondo era già Lean, le 5S non esistevano, perché non c’era
bisogno che nessuno dicesse a nessuno di organizzare, sistemare, pulire, lo
facevano e basta! Perché?
Perché, pur senza usare questi
termini, la “standardizzazione” era una
logica innata e il sistema era mantenuto in modo “naturale”, questo perché la
“cultura” in cui erano cresciuti, li orientava in modo naturale
all’ottimizzazione, cioè ad ottenere il
massimo dal poco disponibile. La Lean prima che esistesse la Lean!
Per garantire il successo di un
programma 5S, e più in generale un programma Lean, sia necessario pensare al
mondo in cui sono cresciute le nostre nonne!
Un approccio diverso (nuovo?)
Partendo da questo, nell’avviare
un programma 5S, è prima di tutto necessario creare un ambiente fertile, in cui
instillare i principi cardine dell’approccio. Per implementare un programma 5S,
è necessario che sia “creata” e fatta propria una cultura adeguata alle 5S
stesse.
Il paradosso
è, che per avere successo, la prima S da implementare, sia proprio l’ultima, il
mantenimento, quella che più offre un approccio “filosofico” e “culturale” prima
che tecnico.
Creare l’ambiente giusto, formare le persone per far si che
queste concorrano nel creare l’ambiente adeguato (giusto?) per implementare un
programma Lean.
Le 5S, così come tutta la Lean, non deve essere vista solo
come un insieme di tecniche, ma prima di tutto un modo di essere, deve essere
cultura. Riporto da wikipedia.org, “il
termine cultura deriva dal verbo latino colere, "coltivare". L'utilizzo di tale termine è stato poi esteso a
quei comportamenti che imponevano una "cura verso gli dei", da cui il
termine "culto" e a indicare un insieme di conoscenze”.
Solo a questo punto, si
potrà pensare a un percorso di standardizzare, cioè come dare una struttura
organizzativa all’approccio utilizzato.
Di conseguenza, dopo aver creato un “solido” piano di
appoggio culturale (il mantenimento) e avviato un processo di standardizzazione
che garantisca la corretta condivisione di metodi e strumenti utilizzati,
mantenere organizzato e pulito l’ambiente in cu si opera, sarà più facile,
quasi “naturale”!
in chiusura
Le 5S
sono un’attività fondamentale per ottenere risultati prefissati (qualità,
efficienza, sicurezza,...).
L’applicazione
delle 5S, pur essendo un’attività di puro “buonsenso applicato”, spesso non è
così immediata come potrebbe sembrare.
L’approccio
che di solito si utilizza è implementare le 5S nell’ordine in cui sono
descritte, dalla separazione al mantenimento. Questo approccio, però, non
garantisce il mantenimento dei risultati nel tempo.
Risultati che si mantengano nel
tempo, come mi ha insegnato mia nonna, sono possibili solo utilizzando un
approccio che passi attraverso un cambiamento culturale, spesso anche profondo.
Per implementare con successo un
programma 5S, bisogna prima lavorare sull’ultima S, il mantenimento, per poi
passare ai punti successivi.
Questo documento in formato pdf è disponibile qui


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